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Premio internazionale di letteratura Città di Como

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Dacia Maraini: “Chi ha la passione per la scrittura deve leggere molto. E amare l’italiano”

 

“L’italiano è una lingua bellissima, piena di ritmo e di colori. Chi scrive deve conoscerla al meglio”.

Un patrimonio che merita rispetto. Parola di Dacia Maraini, grande scrittrice apprezzata sia in Italia che all’estero, conosciuta per le sue opere di prosa ma anche di poesia, saggistica e drammaturgia, nelle quali affronta, in particolare, temi sociali legati all’infanzia e alla vita delle donne.

La scrittrice, che fa parte della giuria del Premio “Città di Como”, apprezza che in Italia molti si appassionino alla scrittura, come testimonia il successo crescente del premio lariano che registra un aumento significativo di partecipanti ad ogni edizione.

Ma Dacia Maraini lancia anche un monito: “Siamo di fronte a un paradosso. È apprezzabile che molti si cimentino nella scrittura, intendiamoci, è un valore che mi sento di difendere assolutamente. Però peccato che non si consacri altrettanta passione alla lettura, che sarà sempre il fondamento dell’arte dello scrivere. Le statistiche parlano chiaro. È un’emergenza che  va affrontata alla radice, partendo dalla scuola, dai giovani: nel nostro Paese legge almeno un libro all’anno meno della metà degli abitanti. E non basta leggere ogni tanto un best seller internazionale, magari in traduzione.  E pensare che la nostra lingua è la quarta più studiata nel mondo, perché è la lingua dell’arte e della musica, è insomma la lingua della bellezza, è considerata e amata come tale”. Peraltro, in Italia viviamo una crisi nell’editoria libraria di gravi proporzioni,  quindi prima di scrivere un rigo, leggiamo per favore, e tanto, nella lingua in cui siamo nati, aggiorniamoci sul suo uso nell’epoca in cui viviamo, verifichiamo a che punto di evoluzione è questo corpo immenso di parole in cui abitiamo.

Dacia Maraini insiste sulla qualità della scrittura letteraria, che la distingue da ogni altro uso della parola: “Devi sentire tuo quello che scrivi, lo dico sempre nei miei seminari di scrittura. Se non si legge nel cuore e nell’anima di ogni frase la persona che sei, può essere anche un capolavoro di stile quello che la tua fatica ha prodotto, ma non sarà mai tuo al centro per centro. La scrittura, quando è autentica, permette di leggere dentro la persona che ce l’ha offerta. E questo vale anche per altre forme d’arte: se senti un brano di Antonio Vivaldi sai che ha una cifra di originalità assoluta, che la distingue da tutte le altre.

Perché ogni persona è unica. Io no sono contro la tecnologia, intendiamoci. Anche io uso mail e cellulare, ma occorre farlo con intelligenza e con criterio. È vero, i social network si basano sulla scrittura, ma sono in realtà forme stereotipate, specie di tic, segni dove non c’è mai vera creatività. Occorre sviluppare la curiosità e l’intelligenza, e questo lo possono fare solo la lettura dei testi classici, che a loro volta sollecitano a produrre nuova scrittura. Ricordo che oggi molti docenti universitari allargano le braccia, di fronte all’analfabetismo di ritorno che affligge molti loro allievi, che non sanno più leggere un testo, figuriamoci scriverlo. E lo stesso avviene con i calcoli. La mente, l’intelligenza, la ragione, non si limitano a schiacciare un bottone. Sono meccanismi complessi, che chiedono di essere costantemente esercitati e affinati”.

E non c’è solo la ragione, per Dacia Maraini: “La scrittura -avverte – quando è autentica è una forma di sensualità, è corpo è identità, come detto devo sentire che dietro la frase c’è una persona vera, altrimenti siamo di fronte a qualcosa di convenzionale. C’è una cosa che mi indigna: la scuola oggi è diventata qualcosa che invita a produrre,  ma è uno sbaglio colossale: l’intelligenza è autonomia, imparare a creare connessioni.

Lo trovo aberrante: la scuola non deve “produrre”, ma deve formare,  il che è molto diverso. Beninteso, ci sono insegnanti che si impegnano molto per rendere la scuola un’esperienza formativa, anche sul fronte della lettura e della scrittura, e hanno tutto il mio appoggio, ma temo siano una minoranza”.

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