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Premio internazionale di letteratura Città di Como

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Lettura del libro: “Naturale = buono?” di Silvano Fuso – Carocci Editore

Naturale = buono?
Di Silvano Fuso, docente di chimica e divulgatore scientifico, è un libro che tengo sul comodino insieme a pochi altri, quelli che considero sia utile, dopo averli letti una prima volta, consultare di tanto in tanto.

Ha partecipato al Premio in una scorsa edizione e credo sia uno fra i libri di saggistica più interessanti ricevuti. Fino ad ora.

Come si dice nel titolo, il libro si interroga sul fatto sia vero o meno il pensiero oggi così diffuso che tutto ciò che è naturale è buono e da ricercarsi con cura, mentre ciò che non lo è appartiene ad una categoria da evitare con altrettanta attenzione.


Ma cosa significa naturale? E perché ancora oggi i nostri attuali problemi ci fanno pensare come Carducci che “sol nel passato è il bello”?

L’autore cerca di ricondursi ad una visione più veritiera della storia che noi conosciamo poco o tendiamo a scordare.

Infatti questa nostalgia del passato non vuole ricordare il fatto che l’uomo ai giorni nostri si è affrancato in gran parte dal bisogno di lavorare duramente per procurarsi una quantità minima di cibo e ha allungato l’aspettativa di vita, dopo avere sconfitto orribili malattie che provocavano sofferenze non eliminabili.


La dicotomia oggi è proprio questa.

Cioè che a fronte di un crescente aumento dei controlli, delle verifiche in tema della affidabilità in campo alimentare, medico e cosmetico, si assiste ad una sempre più forte diffidenza delle persone nei confronti della ricerca e del progresso scientifico.
In nome di un tempo nostalgico che rimpiange un passato idealizzato e magari nemmeno mai esistito.
E dimenticando che dire agricoltura o cosmesi o medicina naturale rappresenta una contraddizione perché in queste attività l’obiettivo finale è proprio quello di modificare la natura rendendola più favorevole all’uomo e non certo di assecondarla.

L’autore analizza senza partire da posizioni dogmatiche tutti gli aspetti e alla fine si chiede se al di là degli slogans commerciali e delle mode tutto ciò che è naturale è davvero migliore e se ciò che viene descritto come naturale sia davvero tale.
Un interessante capitolo viene dedicato all’alta velocità descrivendone benefici e rischi e uno ai movimenti antivaccini.

Infine l’autore scrive che l’opinione così diffusa che ciò che viene considerato naturale sia necessariamente benefico per l’uomo è un mito attuale e però spesso smentito dai fatti.

La natura non è buona né cattiva e non ha senso attribuirvi qualità morali anche se la nostra mente è predisposta a farlo.

Il testo si chiude con una riflessione di Primo Levi quanto mai moderna: “Meglio rinunciare alle verità rivelate. Meglio accontentarsi di verità meno splendenti,più modeste che si acquisiscono faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione,il ragionamento e possono essere verificate e dimostrate”.


“Cosa ci riserva il futuro?”si chiede ancora l’autore.

Ogni previsione sarebbe azzardata, non esistono principi guida al di fuori di noi stessi e l’unica strada praticabile è nel fare riferimento alla nostra intelligenza, consapevoli però dei nostri limiti e sapendo che la natura è totalmente indifferente alle umane vicende.

“L’uomo è emerso per caso dalla indifferenza cieca dell’universo” scriveva il Premio Nobel J.Monod.

Vivere di giorno in giorno valutando attentamente le scelte e correggendo continuamente la rotta quando si rende necessario farlo spinti da nuove conoscenze acquisite.

Questo è l’unico mezzo che abbiamo per ritardare l’estinzione a cui la nostra, come tutte le altre specie biologiche appare destinata.
Anche se ciò non ci fa piacere.

Giorgio Albonico 

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