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Premio internazionale di letteratura Città di Como

Perché e cosa significa scrivere

Perché oggi così tanti sentono l’urgenza di scrivere e cosa significhi farlo.
Kapuscinski ne fornisce una interpretazione nel suo libro In viaggio con Erodoto. Dice che si scrive perché sapendo che la memoria è debole e poco duratura, si vogliono fissare i contenuti del proprio modo di essere,della propria esistenza sulla carta per farli divenire duraturi e meno soggetti al capestro del tempo, anche nella convinzione che scrivere sia facile. In realtà come diceva Thomas Mann lo scrittore è colui che fa più fatica degli altri a scrivere.

Tuttavia penso anche che scrivere sia uno dei pochi mezzi a noi consentiti per vivere più di una volta la nostra vita trasportandola in quella di coloro che immaginiamo nelle nostre elaborazioni e che lo scrivere consenta anche di compiere un viaggio sia nel tempo qualora, ma non solo, si scriva qualcosa di storico sia nei luoghi,perché i romanzi, i racconti sono spesso ambientati in paesi differenti e a volte lontani.

Salgari non andò mai in Malesia ma la descrisse come forse nessun altro. Non è necessario che lo scrittore conosca i luoghi che descrive perché essi sono dentro di lui, perché i luoghi sono mentali. Lo scrittore non è un geometra, non fa sopralluoghi, non gli servono e tutte le storie gli stanno dentro un luogo indistinto, una specie di iCloud,una nuvola da cui emergono di tanto in tanto.
Chi scrive pensando a un possibile successo, al conseguire fama o cose del genere va incontro, nella quasi totalità dei casi, a enormi delusioni.

Scrivere è un modo per conoscersi e conoscere gli altri e al di là di questo non bisognerebbe mai andare attenendosi a quello che diceva Maugham dei propri scritti: “non mi occupo di quello che scrivo, una volta esaurito l’impulso a farlo, me ne disinteresso completamente.”

Scrivere libri e romanzi in particolare significa quindi tentare di raggiungere qualcosa non certo la fama letteraria che arride a pochissimi,ma un qualcosa che è differente per ognuno di noi. Ognuno sviluppa in sè quello che vuole ed è inutile che lo comunichi perché chi scrive parla con quanto ha scritto e di rado in altro modo.

Scrivere non è fare un riassunto o esporre la propria vita,scrivere è narrare mettere cioè altra vita in quella che hai vissuto creando situazioni e personaggi che vengono fuori da un territorio interno poco esplorato.

Narrare è come sognare. Nel sogno si mettono in moto forze profonde e spesso non comprensibili.

Poi è anche vero che chi scrive mette molto di suo anche se cerca di nasconderlo perché Madame Bovary c’est moi,diceva Flaubert.

Comunque oggi si assiste ad uno strano fenomeno che è quello che un libro mentre l’autore pensa possa vivere per un tempo indefinito, in realtà dura solo lo spazio di pochi giorni come se fosse un articolo di giornale. Persino Montanelli diceva, con amarezza, che quanto scriveva di mattino moriva la sera stessa e il giorno dopo nessuno se ne ricordava più.

Molti scrivono come si diceva. Credo che il motivo sia anche da ricercare nel fatto che oggi l’istruzione scolastica è migliorata e quando si scrive si fanno meno errori. Non credo al luogo comune che dice che i più giovani non conoscono l’ortografia, che abituati al linguaggio elettronico siano solamente capaci di sterili appunti e non sappiano costruire una frase. Non è così.

Poi a mio avviso il computer aiuta molto perché fa apparire la pagina più nitida e diviene più facile correggere il testo e soprattutto salvarlo impedendo che si perda. Quando non c’era la videoscrittura e si scriveva solo a mano o con una portatile, era molto più facile smarrire quanto con fatica si era scritto.

Si sostiene inoltre che chi scrive deve leggere molto. Si,una buona lettura di altri autori di sicuro aiuta ma non è fondamentale altrimenti non si spiegherebbe perché esistono casi di autori eccelsi che poco hanno letto. Basti poi pensare al fatto che i critici letterari, i professori universitari,gli accademici che per vincere una cattedra si spera abbiano letto e studiato molto spesso scrivono in modo convoluto e decisamente male.

E poi quando decidono magari di scrivere, un romanzo lo fanno in modo noioso.

Certo la scrittura è allenamento ma non solo e magari oggi si potrebbe anche dire che scrivendo si impara anche a leggere, ribaltando il concetto. La scrittura e la poesia non servono per compiacere o per aumentare le relazioni sociali, non servono a salvare nessuno ma senza di loro nessuno si salva, perché è defunto prima di esserlo davvero.

Giorgio Albonico

Comments(2)

  • Giulio Acquistapace

    8 Dicembre 2016

    Scrivere ,vuol dire vivere ,sognare e sperare che i propri sono si realizzino. Ricerca, fuga o rifugio. Un viaggio dentro e fuori se stessi che la penna riporta in superficie. Un ‘avventura, forse inutile ma degna di essere vissuta. Un libro non è altro che il mondo su foglio. Credo che in ogni tomo ogni autore vi abbia messo il meglio di sé e da chi da il meglio c’è sempre da imparare.

  • Gaia Linda Assennato

    6 Marzo 2021

    Grazie Giorgio, è illuminante ciò che hai scritto.
    Finora, mi annovero tra le scrittrici che leggono poco, ma scrivono perché è terapeutico e piacevole, quindi tanto.
    Non so se le mie poesie siano, degne di nota, ma io le apprezzo e me ne delizio; sono uno dei pochi modi per sentirmi speciale ed irripetibile ad i miei occhi.
    Scrivo solo ed esclusivamente con musica in cuffia, musa dettante, e non so se sia un vezzo banale ed usuale, ma per me, rappresenta l’unico modo per far vibrare le corde più vivide e profonde delle mie emozioni.
    Scrivo da quando ero bambina, la poesia mi dava e mi da, possibilità di evasione mentale, di riscatto verso la bellezza, e comprensione di chi sono e come penso; se mi scopro, leggendo ciò che ho scritto, migliore della percezione che ho di me stessa, un pò mi spavento, ma al contempo mi offro un’occasione per amarmi di più.

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